21/02/2012 21:01
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Ragusa - Sono state tante e molto accese le polemiche nate (ed artatamente sviluppate) a Ragusa a proposito delle tre feste di carnevale organizzate dal Comune.
La polemica, accesa da Peppe Calabrese consigliere comunale e segretario cittadino del PD (che accusava l’Amministrazione di sprecare soldi per tre feste), è stata alimentata dalla stessa amministrazione ed in particolare dall’assessore Sonia Migliore, che ha ovviamente difeso la scelta fatta quest’anno dal Sindaco Dipasquale e dai suoi delegati.
Adesso, e senza assolutamente entrare nel merito della citata polemica, vorrei soltanto far notare ai lettori di RagusaNews che non moltissimo tempo fa il Carnevale era esattamente l’incontrario. E mi spiego meglio. Ci racconta – sempre sia benedetto ovunque si trovi – il barone Serafino Amabile Guastella che nella antica Contea di Modica il Carnevale era certamente la festività più attesa dell’anno. Non ci si scandalizzai: anche più di Natale e Pasqua. Perché il Carnevale della Contea di Modica era allora – e per molti secoli fu tale – l’unico periodo dell’anno durante il quale l’antico adagio latino era applicato alla lettera: semel in anno licet insanire. Ci si scatenava, letteralmente, si annullavano (si badi, per pochissimi giorni) tutte le barriere di classe e di stato. Ricchi e poveri, laici e religiosi, tutti si davano alla pazza gioia (e si racconta di conventi trasformati in lupanari, e di contadini ubriachi fradici a braccetto nelle taverne con i “cavalieri”). Erano tre giorni durante i quali le polemiche non avevano motivi di esistere, e anzi si approfittava di quell’atmosfera giocosa anche per appianare antiche ruggini (come era consuetudine a Modica, dove questo tipo di accordi e di riappacificazioni avvenivano anche durante la Pasqua e più precisamente al momento dell’incontro tra la Madonna e Suo Figlio in Corso Umberto).
Ma ormai nella città che fu la civilissima Ragusa le polemiche sorgono sempre e comunque, quale che sia l’argomento, la iniziativa, la pubblicazione, la tassa o la festa oppure la disgrazia. Sovente Calabrese e i suoi sbagliano (polemiche troppo pretestuose rischiano di inflazionare i loro interventi), altrettanto spesso Calabrese ed i suoi colgono nel segno. E specularmente è da sottolineare come questa attuale amministrazione comunale guidata da Nello Dipasquale abbia spesso deciso per il bene della città quante altre volte ha lasciato molto a desiderare.
Rimane, tra i cittadini, la sensazione che la vita politica cittadina sia sempre più fortemente improntata ad un perenne carnevale, ma non com’era nella antichissima tradizione comitale narrata da Serafino Amabile Guastella, quanto piuttosto nella moderna accezione di maschere, sfilate e chiacchiere (con e senza zucchero).
Saro Distefano
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