Lettere in redazione Scicli 05/05/2017 20:38 Notizia letta: 1161 volte

Stretta la foglia larga la via, dite la vostra che dico la mia

Riceviamo e pubblichiamo
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Scicli - Sono passati parecchi anni ormai. In silenzio ho ascoltato il divenire di una verità che non mi appartiene più, con la disperazione di chi, da questo eremo, non può far nulla per i luoghi e le persone che ha amato. Non so con esattezza dove mi trovo, ma vedo da qui la mia stele, presso Villa Penna, qualcuno ogni tanto scavalca il cancello e deposita un fiore, e sento mistificazioni da provocarmi una vera e propria crisi d’identità.
Scusatemi, mi presento: sono Italo Barocco.
Non so la ragione di tale nome, ma ci sono parecchio affezionato. Del resto un nome vale l’altro. Dove sono non contano le domande troppo filosofiche, tipo “da dove veniamo”, “dove andiamo”, “chi siamo” … Roba da metafisicherie del tempo perso! Però ricordiamo la vita terrena quando i ricordi affiorano tra cielo e mare. Si è detto tanto su di me, romanzando e sceneggiando, ma la mia verità potrebbe essere altra. Andiamo indietro nel tempo.

Sono apparso, non ricordo da dove, tra Corso Mazzini e Largo Gramsci nella primavera del lontano 2008, senza affetto e senza fissa dimora. Non immaginavo il perché di quel mio arrivo. Della pensilina della Posta Centrale ne feci un ricovero improvvisato non convinto, però potevo comodamente osservare la diffidenza dei passanti, la loro riluttanza per la mia scomoda presenza, forse anche la loro paura. Dovevo essere molto sporco, eppure brutto! Mentre osservavo un giorno un angelo, vestita da ragazza, si incaponì di potarmi a casa sua, lì vicino per carità. Io la seguii gentilmente e manieroso e con quell’educazione che mi ha sempre contraddistinto. Purtroppo i nostri punti di vista circa il modus vivendi erano sinonimi sì, ma contrari! Quella mania della pulizia, del lavarmi e togliermi di dosso le mie amiche pulci e zecche, che tanta compagnia mi facevano … Mah! E la gatta prepotente che si vide compromettere l’impero del suo territorio? Io volevo una vita tranquilla! Detto, fatto!

Lì vicino, un giorno, mi ritrovai tra basole e curve sinuose, bar e ristoranti, vitalità da capogiro: Via Francesco Mormina Penna. Dimenticavo, naturalmente a Scicli. Il perché poi del naturalmente l’ho capito post mortem. Importante è capire. Dunque, ricapitoliamo: primavera 2008, Via Mormino Penna e fù lì che in un angolo, a lato di un Palazzo pieno di bandiere, poggiai la mia vita e le mie ossa, non ero poi tanto giovane. La mia strada “Bene dell’Umanità” fatta di Chiese e Palazzi, bar e ristoranti dove la gente entrava ed usciva rumorosamente ed io sempre gentile ed educato. Non mi mancava nulla. Mangiare, bere (acqua) e affetto a volontà. Dovevo far qualcosa, ero lì per qualcosa, ma non riuscivo ad afferrarne il senso. Iniziai le mie escursioni in città alla ricerca di senso e trovai storia, tradizioni, incurie, elezioni, turisti che approdavano per un certo commissario e tanta confusione. Ci voleva un po’ d’ordine. Dalla mia fissa dimora, intrapresi a precedere matrimoni e funerali, entrando pure dentro la Chiesa di S. Giovanni con gran disappunto del sacerdote: un cane in chiesa era un’eresia, una bestemmia o magari solo amore per tutte le creature! Comunque io entravo lo stesso, educato e silenzioso, come luogo conveniva! Ho accolto pure un vescovo, e ho vegliato dietro di lui senza dar fastidio! Si delineò allora la mia missione: accompagnare i turisti dentro il fascino barocco non solo delle chiese, S. Giovanni, San Michele, S. Maria La Nova, Carmine, fino a S. Matteo e al convento Della Croce, ma anche dentro i suntuosi Palazzi dove venivano organizzati numerosi convegni, seminari e mostre. Ricordo il mio primo matrimonio, luglio 2008, proprio di quel mio primo angelo che si volle immortalare insieme a me tra le basole e come lei a seguire negli anni tanti altri. Più tristi i funerali, come quello di quel ragazzo morto in un incidente, che ho vegliato tutta la notte sui gradini di casa sua a lato della Chiesa di S. Giovanni. Povero caro, non avrei mai permesso restasse solo quella notte. Voi direte: “I tuoi simili?” Intanto bisogna sentire i propri simili come propri simili ed io non li sentivo, soprattutto da quando un giorno, proprio i miei simili, che ho rinnegato per sempre, nella primavera del 2009, si macchiarono di atrocità. Ecco altro motivo per cui dovevo essere apparso e dimorare in Scicli: dimostrare che non tutti i cani sono bestie, così come non tutti gli uomini sono bestie! Ad ogni modo il mio essere cane doveva dimostrare dal 2009 che si può convivere insieme uomini e cani e mi sono ancora di più impegnato a verificarne il concetto, innanzi pure alle processioni, ostentando passo gentile e amorevole per il mio territorio e le sue tradizioni religiose e pagane; ho, altresì, fatto da guida turistica al Treno Barocco da quando partiva alla fine dei suoi appuntamenti domenicali. Chissà se il cognome non mi sia venuto da lì. Poco importa. Io sono il Cane di Scicli che ha avuto anche la fascia tricolore dal sindaco, perché ho talmente amato la mia città, i suoi abitanti e quanti accorrevano ad ammirarne le bellezze da lasciarci cuore e pelo. Non ho avuto nel cuore un bambino in particolare, ma tutti i figli piccoli di Scicli e non solo! Non ho avuto ordinanze contro, solo riconoscenza e pure una cuccia nuova di zecca donatami da una signora romana! Se si volesse davvero esprimere e raccontare la mia vita, bisognerebbe avere il coraggio di pensare come il cane che sono stato tra le basole calde o fredde della mia Via Mormina Penna, quando, rientrando dai miei giri, mi sentivo a casa come non mai con tanto di cuccia, con la mia gente che mi dava da mangiare e bere, fino a diventare similobeso! Di fronte alla mia educazione ed equità, generosità e compostezza, mi son guadagnato la stima dei pastori di chiesa! Aver un fedele così, non è da poco, sempre attento alle omelie e praticante delle buone maniere cristiane. Ho applicato la regola pirroniana della sospensione del giudizio, santa epoché benedetta! Andiamo alla crisi d’identità. C’è che non mi riconosco in certe rappresentazioni, con rispetto per tutte le maniere di vedere vere o presunte verità. Ma come voi avete diritto di dire la vostra, anch’io ho diritto di dire la mia! Io, Italo, cane guardiano di Scicli, ho avuto una vita piena e come un Giovanni Battista ho preceduto chi voleva, per amore della propria città, cambiare le manie dei burattinai che affondano le mani nei palazzi di città, lottando finché ti restano intorno stessi valori. Io sono rimasto solo, senza simili intorno, avendo altra missione per dare significato al mio essere hic et nunc, se significato mai ne avesse. Dopo aver tanto dimostrato in tutto e per tutto nel 2011, mi ammalo gravemente. La solidarietà per stapparmi alla morte mi ha commosso. Forse avevano capito che non ero come gli altri cani, tanto mi ero adoperato per la mia Scicli e per le tante iniziative che l’aprivano al mondo, più di Montalbano stesso! Il mio destino era legato a qualcosa di inspiegabile tuttora, ma alla verità sicuramente, altrimenti non avrei avuto la fascia tricolore, né una tomba con tanto di stele commemorativa scolpita dal maestro Carmelo Candiano, come un pittore, un poeta, un cantore di Scicli mia. A vegliare i miei ultimi giorni terreni, prima del trapasso, le persone da sempre a me più vicine: l’Angelo Angela, Simone, Natalia, Resy, Simona Quore Matto, Nello e Corrado. Se mi cercate, cercatemi tra le basole, tra le immagini sacre e profane; nei quadri di certi pittori che mi hanno segnato nel pavimento di certe chiese; nel silenzio dei passi che vi seguono o vi precedono; nel caos, mentre cerco di mettere ordine; negli angoli della mia Via Mormino Penna dove ho lasciato occhi, cuore e i miei pensieri.

Cercatemi nei modi gentili, pazienti, educati, silenti, mentre aspetto il ritorno di chi ha capito il senso del suo esserci in questa nostra terra, splendidamente contraddittoria, madre di tutti i vizi, ma anche di tutte le virtù, figlia dell’arte e della poesia, nonché madrina di ogni speranza e rinascita. Sempre con devozione …
P.S. Chiedo scusa a quanti siano rimasti infastiditi dal mio essere presente e guardiano di Scicli.

Italo Barocco
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